Internet per tutti - quarta edizione (1999)

di Paolo Attivissimo

© 1999-2006 Paolo Attivissimo (http://www.attivissimo.net). Questo documento è liberamente distribuibile purché intatto.

[copertina Internet per Tutti]

3. Come funziona Internet

Portate pazienza, vi sembrerà di essere tornati ai tempi della scuola guida: prima della prova pratica, dovete sorbirvi un po' di teoria. Consolatevi, me la sono dovuta sorbire anch'io prima di voi.

Conoscere per sommi capi il funzionamento di Internet non è un puro esercizio culturale: serve per evitare errori, gaffe e bollette telefoniche salatissime. Armati di queste conoscenze, guiderete sulle strade della Rete con sicurezza anche quando capitano guasti e imprevisti. Vi assicuro che capitano spesso.

Incominciano i paroloni

Come è inevitabile in ogni settore tecnologico, anche il mondo di Internet ha il suo gergo. Non consideratelo come uno strumento per escludere i profani dagli arcani misteri dell'ambiente della Rete, ma semplicemente come un logico sistema di convenzioni, indispensabile per capirsi. Prometto comunque che manterrò il gergo al minimo.

In ogni caso, se vi perdete nella differenza fra browser e mailer potete sempre fare riferimento al Glossario che trovate in fondo al testo.

Due parole sulla struttura di Internet

Normalmente, le reti di computer sono chiuse e separate, e ciascuna "parla" in una lingua elettronica diversa. È qui che si distingue Internet: grazie a un sofisticato sistema di gestione di cui vi risparmio i dettagli, consente infatti di interconnettere reti altrimenti incompatibili.

In effetti, Internet non è una rete di computer; è una rete di reti di computer, cioè una "inter-rete" (donde il nome Internet, dato che "rete" in inglese si dice net). La lingua franca di Internet, quella che permette a computer di modelli e marche diversissimi di capirsi, è quel TCP/IP citato con circospezione nel Capitolo 2. Se volete un altro paragone, il TCP/IP è la colla che unisce le reti di computer di tutto il mondo.

TCP che cosa?

Tranquilli, prometto che non vi infliggerò altri dettagli sul TCP/IP, eccetto la sua forma estesa, che è Transmission Control Protocol/Internet Protocol, e la sua pronuncia: "ti-si-pi-ai-pi". Vi basta ricordare il nome, dato che ogni tanto farà capolino nel testo.

La caratteristica particolare di Internet è la sua struttura a ragnatela, diversa da quella delle reti telefoniche. Per collegare due utenti telefonici, la rete di un operatore come Telecom Italia deve creare un circuito riservato esclusivamente alla telefonata in corso. Se si interrompe questo percorso, cade la linea.

Internet, invece, permette strade multiple, contemporanee e alternative per i dati da trasmettere. In questo modo, se un tratto della rete è interrotto o intasato dal traffico, i dati gli girano intorno, così come un'automobile gira intorno a un tratto di autostrada chiuso per lavori e prende una strada secondaria, arrivando a destinazione lo stesso. Il percorso può essere molto più lungo e tortuoso di quello diretto, ma alla velocità della luce il viaggio dei dati è comunque praticamente istantaneo.

Ma chi paga tutto questo?

Dunque, dunque. Internet è composta di milioni di computer che si parlano attraverso milioni di chilometri di cavi speciali. Allora qualcuno deve scucire un sacco di soldi per far funzionare tutta questa ferraglia, no? In effetti una delle domande più frequenti di chi si avvicina per la prima volta all'universo di Internet è proprio questa: ma chi paga?

I computer sono ovviamente pagati dai singoli proprietari: grandi aziende, governi, università, centri di ricerca, organizzazioni militari, fornitori commerciali d'accesso, e gruppi di appassionati. C'è poi il costo della trasmissione dei dati da un computer all'altro, e qui il discorso si fa un po' più complesso.

Infatti quando un utente si collega con un computer all'altro capo del globo (come farete anche voi tra poco) spendendo poco più di una telefonata locale, i suoi dati vengono passati dal suo fornitore d'accesso a un altro punto ("nodo") di Internet situato all'incirca nella direzione della destinazione, che li passa a un altro computer un po' più vicino al punto d'arrivo, e così via per decine di passaggi, fino a che i dati arrivano al computer destinatario, alla fine della catena. In sostanza, quindi, si realizza un collegamento su lunga distanza, a volte addirittura intercontinentale, senza usare le comuni linee telefoniche se non per il primissimo tratto. È per questo motivo che collegarsi a una parte lontana di Internet costa come raggiungerne una vicina: Internet non è soggetta alle normali tariffe telefoniche.

Inoltre tutto il sistema Internet (o quasi tutto) funziona sulla base di un accordo di reciproca collaborazione. In pratica ciascun nodo dice all'altro "Se tu trasporti gratis i dati che ti mando, io farò altrettanto con i tuoi". Immaginate un arcipelago di isole molto vicine fra loro. Se volete mandare un messaggio direttamente a un abitante di un'altra isola e gli isolani non si aiutano a vicenda, dovete prendere la vostra barca e portarglielo di persona: un'impresa costosa e complessa.

Ma se c'è reciproca collaborazione, vi basta prendere il messaggio e chiedere al primo barcaiolo in partenza: "Scusa, vai verso l'isola del mio amico Ugo?". Se quello risponde che va perlomeno nella giusta direzione, gli affidate il messaggio. Lui farà la stessa domanda al prossimo barcaiolo che incontra, e così via; in questo modo, per gradi e magari facendo un percorso molto tortuoso, il vostro messaggio arriverà a destinazione senza che nessuno abbia dovuto sostenere l'onere di trasportarlo lungo tutto il tragitto.

A dire il vero questo tipo di accordo di collaborazione non è stato inventato per Internet. Ci sono servizi che usiamo tutti i giorni che si basano sullo stesso principio. Considerate per esempio la posta (quella non elettronica, che si affranca). I soldi che pagate per il francobollo vanno tutti alle Poste Italiane anche quando la lettera va all'estero: e la tratta fuori Italia chi se la accolla? C'è appunto un accordo di mutua collaborazione per cui le Poste francesi, per esempio, non si fanno pagare per recapitare le lettere affrancate con francobolli italiani e le Poste italiane recapitano gratis quelle con francobolli francesi. I francesi guadagnano sulla posta verso l'Italia ma ci perdono su quella in entrata, ma siccome grosso modo i volumi di traffico sono uguali, chiudono in pareggio e il sistema funziona.

Anche il bollo auto funziona allo stesso modo: voi potete circolare in Germania con il bollo italiano e viceversa i tedeschi possono viaggiare in Italia con il bollo tedesco. Morale della favola: alla domanda "ma chi paga?" bisogna rispondere "un po' tutti e nessuno in particolare".

Di chi è Internet?

Internet non è di nessuno, però appartiene un po' a tutti. Non è della Telecom o di qualunque altro ente o governo. Semplicemente, ogni pezzo della Rete appartiene a un gestore (la Telecom, ma non solo lei, nel caso dell'Italia) che è responsabile della manutenzione di quel pezzetto e basta.

Siccome la regola cardine di Internet è la libertà di transito dei dati, non sono possibili forme serie di censura o di controllo del traffico decise da singoli gestori. Questo non ha impedito a molti governi di tentare di censurare o limitare Internet, principalmente per motivi politici, ma è come ordinare al vento di non attraversare una frontiera. Alla fine, gli utenti usano un percorso alternativo per arrivare alle informazioni censurate e aggirano l'ostacolo.

Breve storia di Internet

Da dove viene questa immensa rete planetaria, e com'è nato questo accordo di reciproca cooperazione? La storia di Internet è stata raccontata fino alla nausea: per sommi capi, la Rete è nata negli anni Sessanta come esperimento per collegare i computer delle università americane, poi ha avuto quasi subito una svolta militare, visto che la sua struttura flessibile e ridondante la rendeva ideale per garantire le comunicazioni delle forze statunitensi anche in caso di attacco nucleare. In seguito i militari hanno creato una rete autonoma e Internet è stata restituita alle università americane e offerta al resto del mondo, dapprima a livello accademico e poi anche per uso commerciale.

Se vi serve saperne di più, potete leggere una delle numerose e dettagliatissime cronistorie di Internet reperibili in Rete (per esempio presso http://www.tin.it/internet/storia/index.html). Ma vi garantisco che potere usare Internet senza conoscerne la storia, così come potete guardare il Costanzo Show senza studiarvi la storia della televisione da Marconi a John Logie Baird (chi?).

Nomi per i computer di Internet

Ogni computer o gruppo di computer collegato a Internet si chiama nodo o sito o anche host (si pronuncia con la H aspirata), ed è contraddistinto da un numero identificativo che si chiama indirizzo IP o IP address. "IP" non indica una sponsorizzazione da parte di una società petrolifera: le lettere stanno per Internet Protocol.

La situazione ricorda un po' quella del telefono: quando chiedete di attivare una linea telefonica, la Telecom vi assegna un numero di telefono. Ecco, l'indirizzo IP è il "numero di telefono" di un computer su Internet. Ci sono delle regole estremamente complesse per l'assegnazione dei numeri, ma dubito che vi interessino.

Sicché tutti i computer che fanno parte di Internet sono contraddistinti da un numero. Per esempio, il numero di un computer che uso frequentemente è 193.91.44.43. Ovviamente ricordarsi questi numeri non è facile (lo sarà per un computer, ma per noi comuni mortali no); pertanto si è pensato, per fortuna, di associare facoltativamente a questi numeri un nome più intuitivo e facile da memorizzare.

Nel caso del numero che ho citato sopra, il nome corrispondente è eurodic.echo.lu. È l'indirizzo del computer della ECHO, che è un'organizzazione della Comunità Europea che si trova in Lussemburgo (come indicato dal suffisso lu). Altri esempi di nomi facili da ricordare sono nasa.gov (uno dei computer della NASA) o videomusic.com.

Internet è congegnata in modo che l'utente possa visitare un qualsiasi sito semplicemente digitando, in un apposito programma di navigazione, indifferentemente il numero o il nome equivalente: se usa il nome, la Rete provvede a tradurlo nel numero corrispondente. Alcuni siti di Internet, però, non hanno un nome; in tal caso occorre raggiungerli digitandone il numero.

Quando un computer viene identificato su Internet tramite un nome, si dice che costituisce un domain (si pronuncia "doméin") o dominio.

Per facilitare la memorizzazione dei siti da parte degli utenti, spesso chi apre un sito Internet gli assegna un nome di domain intuitivo. La Coca Cola, per esempio, ha un sito che si chiama www.cocacola.com, la Microsoft ha www.microsoft.com, e così via.

I nomi non sono assegnati a caso, ma seguono criteri ben precisi. Senza entrare nei dettagli, ogni nome è composto di almeno due parti unite da un punto. Spesso la seconda parte indica la nazione dove si trova il sito (per esempio, it indica l'Italia) o la categoria del sito (edu indica un sito universitario, com un sito commerciale, gov un sito governativo statunitense, e così via).

Il nome include talvolta, come negli esempi precedenti, anche un prefisso facoltativo come www. Indica che il computer fa parte di quella sezione di Internet nota come World Wide Web (si pronuncia "uòrld uàid uèb"), cioè la parte grafica e multimediale della Rete, suddivisa in pagine.

Vi capiterà, nelle vostre esplorazioni di Internet, di imbattervi in indirizzi che iniziano con prefissi come http://, ftp://, news:// e altri ancora. In realtà questo prefisso non fa parte dell'indirizzo vero e proprio; è un codice per far capire al vostro programma di accesso a Internet cosa deve fare quando raggiunge il sito indicato: per esempio, se deve predisporsi per prelevare un documento o per visualizzare una pagina di testo e grafica.

tipico indirizzo di un sito

Un tipico indirizzo di un sito Internet.

In mezzo a questa marea di prefissi e suffissi è facile perdersi, ma non vi preoccupate: la maggior parte dei programmi scritti per usare Internet provvede alla gestione quasi automatica di tutti questi dettagli.

Un URL nella notte

Il prefisso http, insieme agli altri che troverete accompagnati dai due punti e da due barre, è un codice che si chiama Uniform Resource Locator ("iùniform risòurs lochètor") che significa suppergiù "localizzatore standardizzato di risorse" e si abbrevia, come avrete ormai capito, in URL.

Prima che me lo chiediate: sì, in italiano si pronuncia proprio "ùrl".

Basta conoscere il nome di un sito Internet per poterlo consultare. Non importa da quale parte del mondo vi collegate a Internet: indirizzi e nomi restano invariati. Questo rende la vita più semplice rispetto al telefono, dove il numero da comporre per parlare con una data persona dipende dalla nazione in cui vi trovate e dalla località da cui telefonate; a volte ci vuole il prefisso, a volte no, a volte ce ne vogliono due (nazionale e interurbano). Su Internet, almeno in questo senso, la vita è più semplice.

I nomi degli utenti

Resistete, la solfa tecnica non è ancora finita. Infatti non basta assegnare un nome a ciascun computer: dato che ognuno di essi fa da "centralino" per numerosi utenti, anche a ciascun utente deve essere assegnato un nome che lo contraddistingua e permetta di mettersi in contatto con quell'utente specifico.

I nomi degli utenti si chiamano userid (si legge "iùser-ai-di") e possono coincidere o meno con il nome anagrafico. Per esempio, Mario Rossi potrebbe essere identificato da mrossi o da mario.rossi o anche da giuditta, se così gli aggrada (il mio nome su Internet, per motivi che sarebbe troppo complicato spiegare, è topone).

Se aggiungete al nome dell'utente il simbolo di "chiocciolina" (ossia il carattere @) e fate seguire al tutto il nome del sito, ottenete l'indirizzo Internet (chiamato anche indirizzo di e-mail) di quell'utente.

tipico indirizzo utente

Un tipico indirizzo di un utente Internet (uno a caso).

Il simbolo "@" non è stato scelto a caso o per rendere perversamente oscuro il senso dell'indirizzo: infatti in inglese si legge at, cioè "presso". Quindi un indirizzo Internet completo di un utente sarà, per esempio, mrossi@iol.it, che significa "l'utente mrossi presso il computer del sito Internet di nome iol.it" (che appartiene ad un fornitore d'accesso noto come Italia Online).

Il mio indirizzo, come potete vedere nella figura, è topone@pobox.com. Sapere questo è tutto quello che vi occorre per inviarmi un messaggio, dovunque siate nel mondo.

Si usa la combinazione di nome d'utente, chiocciolina e nome del sito per un motivo molto banale: così facendo, si evita che un nome d'utente debba essere assegnato una sola volta per tutta Internet. In altre parole, ogni sito si gestisce localmente i nomi dei propri utenti e non deve renderne conto a nessuno. Questo decentramento snellisce enormemente il funzionamento della Rete.

Per fare un esempio pratico, il sito pobox.com può avere un solo utente di nome topone. Tuttavia può esserci un altro topone presso un altro sito (come in topone@tin.it).

I nomi delle pagine di Internet

L'identificazione dei dati e delle pagine pubblicate su Internet segue criteri grosso modo simili a quelli che vi ho presentato per i nomi degli utenti e dei siti. Si prende il nome del sito che ospita i dati e gli si aggiunge, in questo caso in coda, il percorso o path (si pronuncia più o meno "paf") che porta ai dati. Fermi tutti, non alzate gli occhi verso il cielo! Adesso mi spiego.

Ogni computer, indipendente dalla marca e dal modello, conserva i dati in grandi archivi elettronici (in genere si tratta di dischi magnetici) suddivisi in "schedari" o sezioni chiamate directory ("dairéctori") o cartelle. A loro volta queste sezioni possono essere suddivise in sottosezioni, e così via.

Nell'ultima sottosezione c'è il documento vero e proprio, contraddistinto anche lui da un nome (quando parlo di "documento", intendo un insieme elettronico di dati che costituisce per esempio un testo, un'immagine, un filmato, un brano musicale o un programma; tecnicamente si chiama file e si pronuncia "fàil"). La specificazione completa del sito, della sezione, della sottosezione e del nome del documento è il famigerato path.

Il path è simile a un indirizzo postale letto alla rovescia: Italia, Milano, viale dei Ciliegi 17, Maria Bianchi. Si indica il luogo prescelto procedendo per approssimazioni successive sempre più precise e localizzate.

Permettetemi un esempio pratico. Su Internet è consultabile un dettagliatissimo documento multimediale in italiano dedicato agli appassionati della serie televisiva Star Trek: si chiama HyperTrek ed è reperibile al chilometrico indirizzo http://www.venus.it/homes/lrosa/index.html.

busta internet

Una lettera con l'indirizzo scritto in formato Internet.

hypertrek

Il sito di una guida a Star Trek.

Esaminiamo la struttura di quest'indirizzo:

Prima che mi mandiate un messaggio chiedendomelo, ve lo confermo io: sì, avete sospettato correttamente, sono un appassionato di fantascienza e di Star Trek, e lo sono anche mia moglie, mio figlio, la maggior parte dei miei amici e gran parte degli utenti di Internet, quindi non cercate di rimettermi sulla retta via.

Anzi, francamente è meglio che vi mettiate a studiare la materia, dato che è un aspetto fondamentale della cultura informatica e di Internet in particolare. Molto spesso gli utenti, nei loro messaggi, chiariscono concetti complessi ricorrendo a paragoni con l'universo di Star Trek. Essendo una serie di avventure conosciuta in tutto il mondo, è un ottimo terreno comune da usare come ponte fra culture profondamente differenti.

Diritto e rovescio

Attenzione, quando digitate un path, a usare correttamente il simbolo di "barra" (/, quello sopra il tasto 7), che in inglese si chiama slash (si pronuncia come splash senza la P). Sulla tastiera trovate infatti anche un'altra barra girata dall'altra parte, che si chiama appunto "barra rovescia" o backslash ("bac-slasc", con la SC di sci).

Per ragioni che è meglio non riesumare qui, in Internet le parti di un path si separano con la barra normale, come nell'esempio di Star Trek di queste pagine, mentre nei personal computer che usano Windows e il suo antenato, il DOS, si usa la barra rovescia. Sarebbe stato troppo intelligente usare lo stesso criterio in entrambi i casi, non vi pare?

Forza, il peggio è passato

Se avete digerito il contenuto delle pagine precedenti, siete a buon punto. Conoscete già buona parte degli aspetti tecnici indispensabili della navigazione in Internet. Ora vediamo come preparare tutto l'occorrente per collegarsi alla Rete.