Come faccio a...

Questa pagina è una piccola raccolta di suggerimenti, chicche e piccoli perfezionamenti che non hanno trovato posto nel libro.

...procurarmi i CD di Red Hat Linux?

Potete chiedere a un linuxiano di farvene una copia (è legale), oppure scaricarli direttamente da Internet. Il sito della Red Hat (www.redhat.com) contiene le istruzioni per scaricare i file necessari per crearsi una copia su CD di tutte le distribuzioni Red Hat. Dovete saper usare ftp (ci sono programmi appositi anche per Windows, e Windows stesso contiene un programma DOS che fa ftp) e sapere come si masterizza un'immagine ISO (trovate alcuni dettagli qui sotto).

Fatto questo, andate a ftp://ftp.redhat.com/pub/redhat/linux/ e vi scegliete la distribuzione che vi interessa e poi la lingua che vi interessa, andate nella sottodirectory iso e ne scaricate il contenuto. Ad esempio, per scaricare Red Hat Linux 6.2 andate a ftp://ftp.redhat.com/pub/redhat/linux/6.2/it/iso/i386/.

I file scaricati vanno masterizzati su CD come immagini ISO (non come semplici copie). La procedura dovrebbe essere descritta nel manuale del vostro programma di masterizzazione (anche sotto Windows). Questa masterizzazione produce i CD di Red Hat Linux.

Per Linux Mandrake, puntate il vostro browser a www.linux-mandrake.com/it/. Cliccate sul link a Download e seguite le istruzioni, accedendo alla sezione dedicata al download delle immagini ISO per i586 e superiori (se avete un processore Pentium o equivalente, il che è assai probabile).

Scegliete il sito geograficamente più vicino a voi, in modo da evitare di intasare inutilmente la Rete, e cliccatevi sopra. Se compare la richiesta del nome utente e della password, immettete anonymous come nome utente e il vostro indirizzo di e-mail come password (quest'ultimo non è obbligatorio e non viene verificato in alcun modo; è semplicemente un'usanza che risale agli albori di Internet).

...masterizzare i CD di Linux?

L'esempio che segue si riferisce alla versione 8.2 di Linux Mandrake, ma con poche eccezioni vale grosso modo per qualsiasi altra versione e qualsiasi distribuzione. Se questa procedura vi sembra troppo complicata e preferite spendere qualche euro, potete rivolgervi a http://mandrakestore.com e acquistare i CD di Linux Mandrake già fatti. Quella che segue è la procedura per spilorci che hanno molta voglia di imparare e poca voglia di spendere.

Prima di tutto dovete aver scaricato i file da masterizzare, come descritto qui sopra. Nel caso di Linux Mandrake 8.2, dovrebbero esserci cinque file:

Una volta scaricati, i file vanno verificati: potrebbero essersi alterati durante lo scaricamento (ogni tanto capita). Le istruzioni sono nel file README, ma il loro sunto è questo: i file scaricati vanno letti con un programma, di nome md5sum, disponibile sotto Linux, sotto DOS e sotto Windows. La versione DOS (che si può usare in una finestra DOS di Windows) è disponibile presso http://www.etree.org/md5com.html, è un programmino di soli 48 kilobyte, ed è quella che descrivo qui. La versione Windows è disponibile presso http://homepages.ihug.co.nz/~floydian/md5/ ma non l'ho provata.

Dopo aver scaricato md5sum, mettetelo nella stessa directory in cui avete scaricato i file di Mandrake. Aprite una finestra DOS e date il comando

md5sum *.iso

Attendete qualche minuto: il programma legge i tre file ISO e genera quello che si chiama un checksum: una sorta di "impronta digitale" univoca, basata matematicamente su ogni singolo bit contenuto nei file. Questi sono i checksum dei tre file ISO di Mandrake 8.2:

Checksum

File

cda56ed1c9e9ace3de44eba1c36069a7

Mandrake82-cd1-inst.i586.iso

6ede8c75fec92e10636b6c0bf5ee9860

Mandrake82-cd2-ext.i586.iso

0b4921ddb67425687a5e053ff288dcba

Mandrake82-cd3-supp.i586.iso

Se nel file c'è anche un solo bit alterato, il checksum risultante cambia. Il checksum è quindi un modo molto semplice per verificare l'integrità di un file: basta confrontare il checksum dell'originale con il checksum della copia. Se sono uguali, i file sono uguali.

I checksum degli originali sono nel file md5sums.82. Confrontateli con quelli generati dal programma md5sum. Se sono uguali, siete a posto: altrimenti vi tocca scaricare di nuovo il file il cui checksum non coincide. Così è la vita.

Nota per paranoici: verificate sempre usando i checksum pubblicati sul sito del distributore Ogni tanto qualche malintenzionato distribuisce file ISO contenenti versioni alterate di Linux, arricchite ad esempio con programmi-spia, virus, backdoor, rootkit (se non sapete cosa sono, fa niente) e altre piacevolezze. In tal caso, il malintenzionato crea anche un file md5sums.82 contenente checksum alterati (corrispondenti ai file ISO manomessi), che danno l'impressione che i file siano autentici e intatti.

I checksum contenuti nel file md5sums.82 garantiscono soltanto l'integrità dei file scaricati, non la loro autenticità. Se volete verificare che i file ISO che avete scaricato sono gli originali, dovete confrontare i loro checksum con quelli pubblicati da Mandrake sul proprio sito.

Le istruzioni di masterizzazione sono contenute nel file README, ma sono in inglese, per cui traduco qui i loro punti salienti. Il concetto fondamentale è che i file ISO non vanno scritti sui CD come file normali, ma come immagini ISO. Il vostro programma di masterizzazione dovrebbe avere una funzione apposita.

Il file README contiene le istruzioni per Easy CD Creator (Windows), WinOnCD (Windows), cdrecord (Linux) e Nero (Windows). Io ho usato quest'ultimo (versione 5.5.1.5 in italiano) e quindi è di questo che vi rifilo le istruzioni italiane.

Fine del procedimento.

...confrontare due file o due directory per sapere se sono uguali?

Io uso il comando diff seguito dal nome del file originale e dal nome della sua copia.

Ad esempio, per confrontare i file pippo e pluto, il comando è diff pippo pluto

Per confrontare due directory e le loro sottodirectory il comando è diff -r /prima_directory/ /seconda_directory/

...sapere che versione di kernel sto usando?

Ci sono tanti modi, ma ve ne propongo due:

...installare una nuova versione di Windows senza perdere Linux?

Se installate una nuova versione di Windows (o reinstallate quella esistente) su una macchina che ospita anche Linux con avvio dal disco rigido, dopo l'installazione di Windows potreste non essere più in grado di avviare Linux. Questo avviene perché il programma di installazione di Windows sovrascrive il contenuto del settore di boot del disco rigido primario, dove risiede LILO. In questo modo, LILO viene obliterato e quindi non avete modo di scegliere quale sistema operativo avviare. Lo stesso problema può verificarsi anche installando altri sistemi operativi accanto a Linux.

Non è detto che LILO debba per forza subire questa tragica sorte. Quando ho provato a installare Windows ME italiano sopra un Windows 98 SE italiano, su una macchina su cui era già stato installato Linux, LILO è rimasto intatto, tuttavia mi è stato segnalato che altre versioni di Windows non sono altrettanto misericordiose. Nel dubbio è meglio prendere le precauzioni descritte qui sotto.

C'è un modo per evitare sicuramente questo problema: creare un floppy di avvio di Linux prima di reinstallare Windows, poi installare Windows, e infine ripristinare LILO usando il floppy di avvio per accedere temporaneamente a Linux. Ecco in dettaglio come procedere.

...cambiare l'ora dell'orologio del mio computer senza dover riavviare Linux?

Gli orologi interni dei computer non sono molto precisi: se volete mantenere il vostro ben sincronizzato, ogni tanto vi conviene dargli una regolata.

Esistono vari modi per automatizzare il processo, per cui Linux va da solo a prendersi il segnale orario di una base militare USA o dell'osservatorio di Greenwich e si imposta sull'ora esattissima, ma richiedono interventi di alta chirurgia che sinceramente non mi sono sentito né di tentare, né di infliggervi.

Ecco allora il metodo più semplice: accedete come root all'interfaccia grafica e lanciate timetool (digitate Alt-F2 e poi, nella casella che compare, immettete timetool); oppure, se siete già nell'interfaccia grafica come utente non-root, aprite una finestra di terminale e diventate root digitando su root; poi digitate timetool. In entrambi i casi compare una finestra che indica l'ora di sistema.

Procuratevi l'ora esatta da una fonte autorevole qualsiasi: il mio metodo preferito è collegarmi a Internet e puntare il browser a http://www.bsdi.com/date, che offre l'ora di Greenwich e quella di tutti gli altri fusi orari.

In Timetool, cliccate sulla parte dell'ora che volete correggere e poi cliccate sulle frecce verticali per regolarla. Quando siete pronti, cliccate su Reset time (il primo pulsante in alto) e poi chiudete Timetool.

Da questo punto in poi Linux adotterà internamente l'orario che avete impostato. Se volete reimpostare direttamente l'orologio di sistema, cliccate su Set system clock (il secondo pulsante). Prima di farlo, assicuratevi che non siano in esecuzione programmi che eseguono calcoli basati sul tempo, altrimenti otterrete risultati sballati.

...visualizzare sul mio computer Linux i programmi grafici in esecuzione su un'altra macchina Linux?

Supponete di avere due computer sui quali gira Linux e di voler usare uno dei due come "monitor" dell'altro. Una delle applicazioni tipiche di questa tecnica è comandare un computer remoto, dove per "remoto" si può intendere "all'altro capo della scrivania" o "al piano di sotto", in una rete locale, o "all'altro capo del mondo" se siete su Internet.

Una delle mie applicazioni preferite, come dicevo nel Capitolo 17, è usare lo schermo del mio portatile come "monitor" del mio computer fisso. Non solo mi consente di comandare a distanza il computer fisso, ma mi evita di dover collegare un ingombrante monitor al PC fisso in questione.

Se i due computer sono vicini, potete usare questa tecnica per collegarli entrambi simultaneamente a Internet. E' come avere due monitor collegati allo stesso PC. Potete eseguire un programma che non avete installato sul vostro computer locale ma che è disponibile su quello remoto: ad esempio, se non avete installato StarOffice sul vostro portatile perché siete a corto di spazio, potete collegarvi a un PC sul quale è installato StarOffice ed eseguirlo immediatamente, visualizzandolo sullo schermo del portatile.

Attenzione: con questa tecnica il computer locale è quasi totalmente passivo, dato che si limita a visualizzare quello che avviene sul computer remoto. I programmi vengono eseguiti sul computer remoto, non su quello locale: di conseguenza potete usare come computer locale anche una macchina molto, molto modesta: quella che conta è la potenza di calcolo della macchina remota.

L'intero procedimento può essere eseguito stando davanti alla macchina locale: il computer remoto potrebbe essere del tutto privo di monitor, mouse e tastiera. La connessione fra le due macchine può essere realizzata tramite schede di rete Ethernet (molto veloce) o via Internet (parecchio più lenta). Quello che descrivo qui vale per entrambi i casi.

Primo passo: autorizzare

La prima cosa da fare è avviare l'interfaccia grafica di Linux, se non è già in esecuzione, sulla macchina locale. Fatto questo, aprite una finestra di terminale (preferibilmente come utente comune).

Ora dovete dire al computer locale di fidarsi di quello remoto e consentire a quest'ultimo di accedere allo schermo del computer locale. Linux è prudente, e se non lo autorizzate esplicitamente, non consente a un computer di mandare il risultato dei suoi programmi grafici a un altro computer.

Il comando da dare è

xhost

seguito da + e dall'indirizzo IP del computer remoto.

Ad esempio, io mi siedo davanti al mio portatile (macchina locale), apro una finestra di terminale e digito

xhost +192.168.1.3

dove 192.168.1.3 è l'indirizzo IP del mio PC fisso.

Attenzione: l'indirizzo IP da digitare è quello della macchina remota. E' facile fare confusione, per cui preferisco ricordarvelo. In pratica state dicendo al computer locale "permetti alla macchina 192.168.1.3 (la macchina remota) di trasmettere comandi alla tua interfaccia grafica".

Ottenete come risposta l'indirizzo IP della macchina remota seguito dalla dicitura "being added to access control list". Questo conferma che il comando è stato accettato.

Secondo passo: collegarsi al computer remoto

Fatto questo, stabilite una connessione con il computer remoto. Se il computer remoto è accessibile via Internet, dovete prima collegarvi a Internet.

Per stabilire la connessione ci sono due modi: quello tradizionale ma insicuro, che usa il comando telnet, e quello sicuro, che usa il comando ssh. La comunicazione tramite telnet non è protetta in alcun modo: i messaggi viaggiano in chiaro fra i due computer, e se questo può essere tollerabile in rete locale, non è nemmeno pensabile se siete su Internet: fareste viaggiare in chiaro le password di accesso al computer remoto, permettendo a chiunque di rubarvele e poi fare quello che gli pare sul computer remoto. L'installazione e la configurazione di ssh sono descritte nel Capitolo 19 di "Da Windows a Linux".

La connessione si stabilisce digitando, nella finestra di terminale sul computer locale, telnet o ssh (a seconda del metodo che scegliete di usare) seguito dall'indirizzo IP del computer remoto. Ad esempio:

ssh 192.168.1.3

è il comando che digito io per collegarmi al mio computer fisso (192.168.1.3) dal mio portatile, collegati sulla mia miserrima rete locale di casa (costituita da ben due macchine Linux).

Sul computer locale compare la richiesta di digitare il nome dell'utente e/o la sua password, esattamente come se foste davanti al computer remoto (attenzione. si tratta di un utente definito sulla macchina remota, non su quella locale).

Una volta che avete risposto a queste due richieste, siete al comando del computer remoto. Potete digitare un comando, ad esempio

ls

per elencare i file contenuti nella home directory dell'utente con il cui nome vi siete collegati. Potete anche eseguire qualsiasi programma residente sul computer remoto, purché non abbia bisogno dell'interfaccia grafica: verrà eseguito dal computer remoto ma visualizzato sul computer locale.

Ma naturalmente si può fare di meglio: si possono visualizzare sul computer locale anche programmi grafici in esecuzione sul computer remoto.

Nella finestra di terminale che è collegata al computer remoto. digitate

export DISPLAY=

seguito dall'indirizzo IP del computer locale e da

:0.0

Ad esempio, io digito sul portatile (macchina locale)

export DISPLAY=192.168.1.2:0.0

Terzo passo: azione!

Ci siamo! Se ora digitate sulla macchina locale, nella finestra di terminale collegata al computer remoto, il nome di un qualsiasi programma grafico disponibile sul computer remoto, il programma verrà eseguito dalla macchina remota ma visualizzato dalla macchina locale.

Potete provare ad esempio a digitare kcalc o, se avete installato Netscape e siete più ambiziosi, netscape.

Se volete lanciare più di un programma, digitate un ampersand (&) dopo il nome di ciascun programma, come in

netscape &

in modo che la finestra di terminale possa accettare ulteriori comandi.

In entrambi i casi, il programma viene lanciato sul computer remoto e il suo risultato compare sul monitor del computer locale. Se la connessione di rete è veloce (10 megabit via Ethernet, ad esempio), non noterete la differenza rispetto all'esecuzione di un programma locale. Via Internet, se non avete una connessione davvero notevole, noterete invece un vistoso rallentamento, ma è meglio di niente: potete fare da remoto tutto quello che fareste se foste seduti davanti al computer remoto, grafica compresa. Diventa quindi possibile fare tutta la manutenzione che vi pare, con la comodità dell'interfaccia grafica. Questo è un risultato che in Windows richiede programmi appositi a pagamento, come Norton PC Anywhere. In Linux è già tutto integrato.

Naturalmente se il programma remoto che lanciate ha un carico grafico molto intenso (nel senso che aggiorna lo schermo molto frequentemente), come ad esempio un visualizzatore di filmati o un gioco, la quantità di dati da trasmettere attraverso la rete potrebbe risultare eccessiva e quindi produrre rallentamenti inaccettabili. Di conseguenza conviene usare questa tecnica con giudizio: va bene se il programma è un browser, uno spreadsheet o un word processor, ma non aspettatevi di poter vedere un filmato senza salti e sfarfallii.

Quando avete finito, chiudete i programmi che avete lanciato sul computer remoto e terminate la connessione attivata con telnet o ssh, e tutto torna come prima.

...verificare l'integrità di un pacchetto?

Se scaricate un pacchetto RPM da Internet, potete verificarne l'integrità dando il comando rpm --checksig --nogpg nomefile attenzione: questo comando verifica soltanto che il pacchetto è arrivato integro, cioè che è stato scaricato correttamente. Non garantisce però che il pacchetto sia autentico: potrebbe essere stato manomesso da chi l'ha messo su Internet.

Di conseguenza, questa verifica è sufficiente se scaricate pacchetti da siti di indubbia reputazione (tipo RedHat, cnet.com, Tucows); non lo è se scaricate da siti meno rispettabili. In questo secondo caso è necessaria l'autenticazione PGP, ma è tutta un'altra storia che non vi infliggo qui. Regola fondamentale: scaricate pacchetti per Linux soltanto da siti seri e lasciate stare il resto. Guarda un po', è la stessa raccomandazione valida per Windows.

...creare un floppy di installazione se non ho un Windows a disposizione?

Nel libro descrivo come creare i floppy di installazione e altri tipi di floppy partendo dai file *.img, e presento le istruzioni per farlo sotto Windows.

Se non avete un Windows a disposizione, potete farlo direttamente da un qualsiasi Linux:

Sostenete Da Windows a Linux!

Questo libro distribuito gratuitamente, ma le donazioni sono sempre ben accette, sia tramite PayPal, sia tramite il collaudato sistema della banconota in una busta. Se volete dettagli e istruzioni su come procedere, le trovate presso http://www.attivissimo.net/donazioni/donazioni.htm.

Se non vi occorre sapere altro e volete usare subito PayPal, potete cliccare sul pulsante qui sotto per fare direttamente una donazione (anche minima, tutto fa brodo).

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